C'ERA UNA VOLTA ME STESSO

Ogni tanto sento dire che il segreto di ogni successo è essere se stessi.

Benissimo, avrò sentito questo consiglio almeno cento volte nella mia vita, ma oggi vorrei chiarire un punto molto usato e abusato. Essere se stessi, se prima non facciamo una serie di precisazioni e di presupposti, non vuol dire assolutamente nulla.

Io, in verità, non posso essere altro che me stesso; sono me stesso anche quando decido di scimmiottare il comportamento di un'altra persona, proprio perché la imito a modo mio, quindi con le mie facoltà e attitudini, interiori ed esteriori.Non è un caso che quando qualcuno fa qualcosa di assolutamente insolito si sente dire: "È uscito fuori di sé" o anche "ha perso la testa".
Questi modi di dire, intendono metaforicamente che la follia comune consiste nel vano tentativo di "fuggire da se stessi". Riecheggiano a tal proposito nella mia mente le parole attribuite a Jim Morrison: "non fuggire in cerca di libertà quando la tua più grande prigione è dentro di te". Tutto nasce da un malinteso: l'essere se stessi non è un dato di fatto, o meglio, non è uno statuto scritto sin dalla nostra nascita.

Partiamo allora da un principio che sarà la base dell'intero discorso: non si può parlare di se stessi senza includere la dimensione temporale. Dobbiamo intendere il tempo in due diverse accezioni terminologiche:

1. Tempo inteso come memoria
2. Tempo inteso come successione di istanti, quindi, come un incessante divenire, che possiamo percepire grazie alla nostra Autocoscienza e Consapevolezza.

Ma soprattutto, dobbiamo partire dall'ovvia affermazione: IO SONO ME STESSO NEL TEMPO. Questa affermazione, pur sembrando un'assoluta ovvietà, fu sottolineata da diversi filosofi, in particolare Eraclito, il quale disse: "Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume".
Ogni attimo che passa, qualcosa cambia e muta in noi stessi. Vi sono lingue, infatti, dove la parola "essere" non esiste, si trova solo la parola "divenire", ed è proprio in questo incessante crescere e divenire che dobbiamo “affermare noi stessi” ed esprimere i nostri talenti e le nostre abilità.La vita è qualcosa di estremamente fluido e in perenne cambiamento; se sembra sempre la stessa è a causa dei filtri mentali imposti dalle nostre più profonde credenze e convinzioni.

Ma ritorniamo al quesito di partenza, e cerchiamo di delineare una linea logica e coerente di pensiero. Posso essere me stesso senza conoscere realmente il mio Io interiore?

Ovviamente no, quindi il primo evidente errore è quello di affermare di essere se stessi senza conoscere se stessi, questo è assolutamente impossibile e illogico.

Quello che conoscerai in tal caso sarà solo il tuo ego, ovvero una personalità costituita da comuni formalismi e imposizioni di voci "autorevoli" che con i loro dettami hanno dipinto un fantoccio di noi stessi. Tuttavia dovremmo anche chiederci: ma cosa vuol dire esattamente conoscere se stessi? Perché, diciamolo sinceramente, anche questa affermazione, seppur risalente al metodo socratico, ha stancato.
Tutti sono bravi nel dire di fare una cosa, ma poi cala il silenzio quando chiedi COME FARE IN PRATICA QUANTO DETTO. Il processo di conoscenza interiore varia da persona a persona, e sono tanti gli strumenti e le tecniche valide. Nella fattispecie oggi sottolineerò i benefici di una tecnica in particolare, che vorrei divenisse un'abitudine interiore in tutti noi. Ebbene, io credo che l'osservazione distaccata dei nostri pensieri sia un metodo altamente efficace per i seguenti motivi:

1. Ti rendi conto che i pensieri che girano per la testa durante il giorno sono pochi e ripetitivi. Se hai questa consapevolezza, puoi prendere la decisione di sostituirli con pensieri positivi e più costruttivi

2. Se impari a non identificarti con i tuoi pensieri, quando sorgeranno pensieri negativi non potranno generare malessere e li potrai sostituire subito con pensieri migliori.

3. Ti renderai conto della profonda connessione tra pensiero > stato d'animo > azione > risultato.

4. Noterai la comparsa di piccoli spazi di reale silenzio, privi di qualunque pensiero, che doneranno, nel tempo, grande chiarezza e lucidità alle tue scelte.

5. Ultimo punto, ma non certo per importanza, riuscirai in questo stato di cose a scorgere tutti i “tuoi giudici interiori” , risalutato di anni di condizionamenti ricevuti dall'educazione impartita e, in generale, dall'ambiente sociale e familiare. Seguire e approfondire questi cinque punti significa creare un REALE SPAZIO DI RIFLESSIONE, RICONOSCIMENTO E CAMBIAMENTO DEL NOSTRO ESSERE.

L'avventura della vita è di certo la più bella di tutte, anche se pochissimi intraprendono questo viaggio interiore, non dobbiamo assolutamente perdere questa grande possibilità. A tal proposito, voglio concludere questo articolo con le parole di Osho, che, a tal riguardo, disse: "Tra il semplice esistere ed il vivere veramente c'è la stessa distanza che è presente tra la vita e la morte".

Written by : PersonalCoachProject

Roberta
Quando ho letto queste parole mi sono tornate in mente tutte le volte che ho sentito dire in televisione di essere sempre se stessi. Io mi sento in armonia con me stessa quando passo del tempo a contatto con la natura ed in generale quando passo del tempo con me stessa, lontana dal caos.
Tuttavia, quando sono in compagnia, sia a lavoro che con le mie amiche, spesso sento un senso di distacco da quello che sono e da quello che vorrei essere. Forse in qualche modo le altre persone mi inducono a comportarmi in modo diverso da come sono realmente.

Personal Coach Project
Gentile Roberta, grazie per averci scritto, condivido pienamente il tuo punto di vista, il contatto con la natura e trascorrere regolarmente del tempo distante dalla folla e dal caos cittadino è davvero un ottimo metodo per ristabilire un contatto con se stessi.

Hai fatto un'osservazione molto importante affermando che quando stai con gli altri, spesso, percepisci un senso di distacco da te stessa.
Perché questo accade?

Dobbiamo prima di tutto comprendere che pensieri, intenzioni e stati d'animo non sono aspetti che rimangono in noi stessi, ma, esattamente come il nostro cuore emana un campo magnetico che si protrae per diversi metri, allo stesso modo noi percepiamo e condividiamo, nel bene e nel male, il modo di essere degli altri.
Questo, il più delle volte, si traduce nell'essere emotivamente influenzato dalle emozioni e gli stati d'animo altrui.

Ti consiglio di allenarti nell'avere uno "sguardo diviso", ovvero un perenne e contemporaneo sguardo rivolto alla tua interiorità e consapevolezza e, al contempo, un'attenta osservazione del mondo esterno.
In questo modo ti accorgerai subito di quando qualcosa sta cambiando dentro di te e di quale sia la causa di tale mutamento.

Ti lascio e ti porgo i miei saluti con le parole del Buddha, che nel sutra 372 del dhammpada disse:

"Non c'è meditazione senza profonda percezione,
non c'è profonda percezione senza
meditazione.
Quando entrambe sono presenti, sei prossimo al nirvana."

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