Gestire la reazione emotiva al rifiuto e al fallimento

Iniziamo questo nuovo progetto parlando della reazione emotiva al rifiuto e al fallimento.

La casistica di accadimenti è variegata, ma è possibile suddividerla in due macro-categorie: il rifiuto vissuto all'interno di un'interazione con un'altra persona e il fallimento rispetto ad un progetto, un sogno o semplicemente rispetto ad un cambiamento che credevamo potesse accadere.

Quando si devono usare le parole per descrivere una condizione emozionale, inevitabilmente usiamo uno strumento poco idoneo, poiché mentale e razionale. Tuttavia, dobbiamo comunque compiere questo tentativo, poiché chiunque voglia vivere una vita sopra la media ed esprimere realmente i propri talenti, inevitabilmente dovrà confrontarsi con il rifiuto e il fallimento.

Nel miglioramento personale il fallimento o il rifiuto sono analizzati dalla prospettiva della crescita in quanto esperienze rafforzative. Non di rado, infatti, si fa riferimento a frasi del tipo "cadiamo per imparare a rialzarci" e tante altre.

Bene, anzi male, queste sono le classiche parole che fa piacere leggere quando va tutto bene e la nostra vita scorre tranquilla; è facile essere d'accordo quando viviamo in una condizione di serenità!

Tuttavia, quando le cose vanno diversamente le parole sono prive di senso, poiché è proprio in questi casi che il linguaggio, la parola, la razionalità perdono credibilità dinanzi al vortice incontenibile delle emozioni.

Nietzsche affermava che "Quello che non mi uccide mi fortifica" ; il mio personale parere è che massime di questo genere, come quelle citate in precedenza, sono assolutamente vere ma affrontano sempre la situazione del rifiuto e del fallimento dalla prospettiva del "dopo" e mai del momento presente.

L'istante del rifiuto è per molti un “veleno emozionale” che trasfigura in negativo ogni altro aspetto della vita.

Pertanto, la gestione emotiva di un fallimento nel momento in cui viene vissuto è una questione molto complessa, tuttavia io credo che l'importanza che attribuiamo ad una persona o ad una situazione dipenda strettamente da un fattore: qual è la struttura di base della nostra vita?

Siamo persone che canalizzano le proprie energie in più progetti, più idee, più hobby, più conoscenze, più passioni?

Oppure siamo quel tipo di persona che conduce una vita dove la sorgente delle proprie emozioni deriva da una sola fonte?

Bene, in quest'ultimo caso saremo destinati a vivere emozioni molto intense, sia negative che positive, e queste grandi oscillazioni non gioveranno all'equilibrio globale del nostro essere, influenzando l'effettiva qualità e benessere della nostra dimensione interiore.

Strutturare la nostra vita su più ambiti di interesse permette di avere una “diversificazione e frammentazione emozionale” che ci consentirà di dare il giusto peso alle persone e agli eventi.

Agendo in questo modo suddividiamo il flusso delle nostre emozioni in tanti piccoli torrenti, ottenendo una serie di vantaggi :

1. La gestione emotiva sarà più facile poiché frammenteremo l'importanza e le energie su più ambiti.


2. La diversità di ambiti genera una visione di abbondanza e di prosperità, riducendo al minimo le oscillazioni emotive.


3. In un contesto di questo tipo è più facile imparare dal fallimento, poiché, avendo un maggiore controllo sulle nostre emozioni, è possibile analizzare con razionalità gli eventi.

In questo stato di cose, faremo davvero nostre le parole di Richard Bandler, fondatore della P.N.L. (Programmazione Neuro Linguistica), che disse: "Talvolta si sente dire: un giorno ti guarderai indietro e riderai di tutta questa storia. Quello che mi chiedo io è: perché aspettare?" 

 

 

 

 

 

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